Dopo Akragas e Catanzaro resuscitato anche il Catania

Ci sono nel calcio sconfitte che ci possono stare ed altre che per farcele stare richiedono sforzi dialettici sovrumani. E sono quelle che arrivano senza lottare e che per questo rischiano di far perdere anche la faccia. E il Siracusa se non ha perso anche quella , deve quindi dir grazie a quel sussulto di orgoglio che ha avuto nei dieci minuti finali quando è stato sul punto di riaprire un match, altrimenti scialbo e senza storia, cominciato male e finito peggio. Unica nota paradossalmente positiva di una giornata decisamente storta, il divieto dell’Osservatorio sui Pubblici Spettacoli che, quanto meno , ha evitato a centinaia di siracusani di portarsi ai bordi di un terreno di gioco in cui la maggior parte dei giocatori azzurri scelti per entrare in campo , non erano neanche arrivati. Non era arrivato Santurro, che pure è il signor portiere che abbiamo imparato a conoscere. Non era arrivato Malerba , fino a domenica scorsa punto di forza della squadra , eppure palesemente in difficoltà nel tentare di arginare l’irruenza di Di Grazia , apparso straripante e incontenibile. E non erano arrivati i due esterni De Silvestro e Valente , tanto pasticcioni sulle fasce , al punto di consigliare al tecnico di sostituirne ad inizio ripresa almeno uno, facendo cadere la scelta probabilmente sul meno insufficiente . Non parliamo poi di Emanuele Catania, stroncato dall’emozione di giocare nel terreno di gioco della sua città e quindi del tutto avulso dalle pochissime manovre che la squadra , già con la mente rivolta alle prossime vacanze che ai play-off , riusciva a portare avanti . Ovvio che l’atteggiamento sparagnino della squadra chiami in causa anche le responsabilità di Sottil, incapace di comprendere che per motivi di opportunità non sarebbe stato male lasciare Emanuele Catania in panchina , affidando i compiti di regìa a Longoni , che per Malerba non era proprio giornata, che Valente e De Silvestro non riuscivano ad azzeccarne una , e che non sarebbe stato male ricordarsi di avere a disposizione gente come Dentice , Diakité , Toscano e Persano . Ma la colpa più grave di Sottil è stata indubbiamente quella di non essersi reso conto dell’importanza di non perdere una partita alla quale i tifosi siracusani tenevano in modo particolare. E ora ch’è andata come è andata, ci sarà , colmo dei colmi , anche il solito coro in sottofondo pronto ad intonare fra uno stucchevole bla-bla-bla e l’altro , il ritornello che una sconfitta ci può anche stare . Anche se il modo con cui è arrivata ci spinge ad aggiungere una piccola postilla : “ma quella proprio no” !
Armando Galea

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