Derby: pronostico tutto per gli etnei ma il Siracusa spera di capovolgerlo

di Armando Galea

Sarebbe bello se lo speaker del De Simone, prima dell’inizio del derby di oggi col Catania, rivolgesse un pensiero a tutti quegli sportivi che se non fossero volati in cielo sarebbero qui a sostenere gli azzurri e a tutti coloro che pur essendo ancora in vita non hanno la forza, per le malferme condizioni di salute, di recarsi allo stadio. E sarebbe bello se in un immaginifico schermo all’interno del De Simone sfilassero all’improvviso tutte le antiche tradizioni che accompagnavano il derby. Dai manifesti, ahimé scomparsi, ai bar e ai negozi che per un’intera settimana ospitavano nelle loro vetrine i doni destinati agli azzurri, dall’esilarante cartellonistica del disegnatore Chiaramonte che proponeva immancabilmente un leone nell’atto di azzannare un impaurito elefante, agli epici toni dei resoconti giornalistici di Micalizzi, di Badame, di Naccarato, di Romano, di Vallone e di Filippelli che evocavano storiche imprese. E, in chiusura, una carrellata sulle barche prese d’assalto allo sbarcadero di Piazza della Posta o sugli autobus della Sita, circolare “A”, stracolmi di sportivi, che una volta giunti in via Buon Riposo, l’attuale via Piave, si univano al lungo serpentone di tifosi che sciamava, bandiere azzurre al vento, alla volta dell’allora “Vittorio Emanuele”. Sarebbe bello sì, ma proprio per questo destinato a restare un sogno agli estremi confini dell’immaginazione, occupata, ahimé, da altri stereotipi e da altri miti. Come dimenticare? Come rimuovere dalla memoria le gloriose pagine di storia che testimoniano del fascino che ha accompagnato da sempre il Siracusa? E come non avvertire in sottofondo il grido di “Forza figli di Archimede” che si levava possente dagli spalti di questo stesso stadio, sostanzialmente immutato nonostante i restilyng cui di tanto in tanto lo sottopongono, conservandone miracolosamente la fisionomia? Ben venga, dunque, il derby storico col Catania anche se non ha più la forza di coinvolgere, come allora, tutta la città. E ben venga il clima di incertezza che dovrebbe sconsigliare azzardati pronostici sul risultato finale. Che sono, come in questo caso, tutti a senso unico a favore degli etnei, considerando una campagna acquisti di gran lunga più dispendiosa, la presenza di elementi in grado di fare la differenza e una serie positiva di ben cinque vittorie consecutive, senza subìre neanche la miseria di una rete. Chi altri, se non un folle, potrebbe scommettere un centesimo bucato su un risultato diverso? Ma il calcio è bello perché vive sull’imponderabile, creando a volte temerari accostamenti di pura fantasia, come quello di vedere in quel quasi invisibile punticino azzurro che ha osato spingersi così in alto in classifica, una sorta di piccolo Davide alle prese col gigante Golìa. Un’ardita trasposizione calcistica di un episodio biblico che ove stasera si verificasse, regalerebbe ad una città cronicamente afflitta da mille mali, un rigenerante scatto di orgoglio di quelli che non si dimenticano. E forse, anche un sorriso.

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