Dei e Ninfe dell’antica città proteggono sempre eterni amori

La pittrice francese Marie Therese Joly che abitualmente vive nel triangolo spirituale Parigi – Firenze – Siracusa, ma che si libra in una dimensione senza spazio e senza tempo, ci ha fatto pervenire da Parigi un suo poemetto che è un atto d’amore per Siracusa.
Il poemetto canta il mito di Alfeo e Aretusa che è la più alta significazione dei valori della nostra città. Pubblichiamo il testo francese così come l’ha scrito, affidandolo alle onde del mare mentre sorge il sole nel suo più pregnante significato della vita.
La pubblichiamo soprattutto perché crediamo che Siracusa, al di sopra di ogni retorica, si identifica col mito eterno dell’amore che in Alfeo e Aretusa trova alimento di vita.

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Bisogna essere folle o innamorato per venire da così lontano, attraversare l’Elide che io ho attraversato per seguire una ninfa che fugge senza fiato e che finalmente preferisce annegare sotto gli occhi di tutti i poeti che certo l’aspettavano.
Quando la interrogano risponde sempre la stessa cosa: qui il paesaggio è fatale e ha inghiottito tramonti che ebbero il fuoco di colore che sono venuti come me a cantarli e a conquistarli in coro con le glorie di Atene.
Sono venuta anch’io da Atene senza consultare gli oracoli, senza armi e senza nave… Volevo solamente sbarcare senza vascello e senza fare rumore per non turbare il gioco di Artemide e di Apollo sulla riva: forse per impadronirmi ancora della città, come nel sogno di Ippocrate, diventare Neapoli e trasformarmi in Siracusa, prendere gli dei per mano perché dopo questo giorno mi portino via.
Essere regina di un impero conquistato alla storia, e messaggero per annunciare la vittoria del Re dell’Epiro, per rifare il cammino percorso da Nereide per sempre.
E quando verrà la sera, seguire in via sacra, le processioni che conducevano alla necropoli, delle cariatidi di fiori, tra le mie braccia; questi fiori antichi che io getto al mio passaggio sulla morte di Dafne e degli altri dei che mi hanno portato nel loro corteo.
Oggi, anche se Olimpia ha un po’ scolorito il cielo, il tempo protegge sempre gli amori d’una ninfa perché sono questi amori che nessuno può fermare al volo, nè il tempo stesso, nè io, nè chi ne ha voglia e chi qualche volta ha provato a più riprese…
Mentre io provo ancora invano, il tempo mi ha raggiunto là dove si sono infranti i templi nel silenzio eterno dei secoli, silenzio fatto uomo, silenzio di poeti, di tiranni, di ninfe che hanno deposto le armi e se ne sono andati…
Inutile implorare Atene e piangere Ninfeo, meglio sarebbe prendere la corsa – nè importa con quale quadriga – e infiammato scendere verso il mare.
Quando il mare avrà salutato gli ultimi inviati di Sparta e che saranno lontani, vorrei vedere scoppiare il Plemmirio per non sapere più niente.
Marie Therese Joly

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