“Coppia aperta, anzi spalancata” frizzante spettacolo all’Aurora

di Aldo Formosa
È un atto unico. Che finisce come comincia. Ma a ruoli invertiti. Un andirivieni di scontri tra un marito e una moglie. Tutto qui? La magia del Teatro nobilita il quotidiano facendone un apparente divertissement che tuttavia gronda ferocia, appunto, nell' acceso confrontarsi dei due personaggi.
Ma scriverne e parlarne è maledettamente riduttivo. Bisogna vederlo, lasciarsi irretire, goderselo questo spettacolo. Ci sono molti perché. Cominciando dal testo.
Il gioco è scoperto sin dall' inizio. È subito tutto chiaro. Quello che nel reale si chiama litigio, e le sue motivazioni anche le più recondite, sono subito dichiarate anche nel susseguirsi di conclusioni mai concluse. Il testo esce subito dagli schemi risaputi. Perché è un'Araba Fenice: consuma l'assunto e rinasce.
È un atto unico. Ma, come una scatola cinese, diventa un succedersi di atti unici, riservando (pur nel già risaputo) nuovi sorprendenti sviluppi. Una geniale scrittura teatrale della più bell'acqua.
II "pupo lui e pupa lei" pirandelliano qui si adorna dì verità senza infingimenti intellettuali ignorando i sofismi dell'agrigentino, perché loro due, separati in casa, li conosciamo nei dettagli più intimi dentro le mura domestiche e perché non vanno in giro assieme. Pirandello seduto in poltrona al Teatro Aurora di Belvedere sarebbe comunque rimasto a bocca aperta sotto il diluviare degli scontri tra Francesco Di Lorenzo e Beatrice 'Tondo. Altri tempi, altra scrittura. E altri usi e costumi.
Gli attori? Ce ne fossero tanti così. Di Lorenzo gioca il ruolo del marito come il personaggio nella vita è: quasi una spalla. Una sponda, contro cui il personaggio moglie lancia le biglie per comporre su un ideale tappeto verde mosaici di armonica maestria.
La protagonista è lei: Beatrice Tondo. E ne fa un personaggio "vero" con tutta la sua bravura nella finzione scenica. È spigliata nella femminilità, precisa negli umori alternanti, ipocrita e tornacontista quanto basta, e assieme a lei Di Lorenzo tiene un ritmo senza respiro, senza un attimo di incertezza, ambedue padroni della scena sin nei dettagli, con lui impegnato a reggere brillantemente le frizioni caratteriali del gioco.
Una commedia moderna nel tema e nella realizzazione, con un andamento che è un lasciarsi "per" ritrovarsi, un divergere paradossale "per" un convergere ineluttabile. E lo spettatore si accomoda su queste montagne russe, up and down, coinvolto senza rimedio e felice di esserlo. La regia ? Tecnicamente c'è e si vede, ma come direttrice di espressività interpretativa può non esserci con questi due attori: basta lasciare che siano, che dicano, che facciano, adornando di bravura l'ingranaggio a....tutto Tondo.
Beatrice manifesta ad ogni gesto, anche fosse violento, una venustà giocata secondo istintivi parametri ancestrali, come Natura ispira. E uscendo dal teatro ci si può anche chiedere: Se non è più “chiare fresche dolci acque”, che sia questo il nuovo romanticismo? E dunque: "Coppia aperta, quasi spalancata”. Regia: Mario Dotti. Scene e costumi: Carlo Pico. Assistente alla regia: Sebastiano Aglianò. Luci: Marianna Vadalà. Infine la ciliegina: l’Autore. Anzi: gli Autori: Dario Fo e Franca Rame. Ex cathedra.

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