Cesare Gaetani della Torre, nativo di Naro (AG),  Siracusano d’elezione, e i suoi inni

di Mons. Pasquale Magnano

Sono lieto di affidare questo patrimonio di fede e di cultura in onore di S. Lucia agli affezionati lettori del quotidiano “Libertà”, memori che dal nostro passato si possa trarre nuova linfa per il presente ed per il futuro e anche per conoscere la Bibbia.
Nacque Naro in provincia di Agrigento l’8 agosto 1718 e morì a Siracusa il 25 maggio 1808. Cattolico praticante e devoto di S. Lucia. Diede alle stampe: Dissertazione istorica apologetica critica intorno all’origine e fondazione della Chiesa siracusana e Memorie intorno al martirio e al culto di S. Lucia con una Raccolta di inni e di preghiere a S. Lucia in uso nel Settecento etc., molti libretti d’opera (o drammi sacri), che, musicati, furono rappresentati per l’annua festa di S. Lucia, per la Madonna dei poveri ed altre occasioni. Lasciò molti manoscritti alla Alagoniana.
Fu solerte promotore della nascita del Primo Teatro siracusano, dedicato a Santa Lucia, che egli richiese di renderlo stabile nell’aula consiliare del Comune.
Pasquale Fugali diede alle stampe nel 1879 il manoscritto Memorie, ossia Notizie e Riflessioni, intorno alla vita, martirio, e culto di Santa Lucia vergine e martire siracusana annotando: «Gli è da gran tempo, ch’io mi possedeva un prezioso antico autografo del nostro celebre CESARE GAETANI E GAETANI, conte della Torre, dei principi di Cassaro e marchesi di Sortino, uomo conosciutissimo per alta levatura scientifica e letteraria, il cui solo nome è un elogio e sicuranza ad un tempo dei pregi di quel lavoro, che intatto vennemi in sorte di possedere e custodire religiosamente»1.
Questo fu dato alle stampe perché «le difficoltà opposte alle tradizioni vengono con ammirabile maestria dispianate con documenti storici, che abbellano la mente e la erudiscono» e perché «un’opera di cotanto pregio non rimanga sconosciuta in una biblioteca di persona privata, mi son determinato a farla di pubblica ragione, contento che altri eziandio assopori e gusti di quella lettura, che, come dissi, diletta ed erudisce»2.
Nel volume, il Gaetani inserì al paragrafo XVI una RACCOLTA D’INNI soliti recitarsi in onore di S. Lucia V. e M. e varie preghiere, che il popolo siracusano lungo i secoli ha cantato e pregato per glorificare Dio, che è mirabile nei suo Santi3.
Il Gaetani, inoltre, scrisse numerosi libretti d’opera (testo verseggiato da musicare), detti anche componimenti drammatici4, musicati da alcuni Maestri di Cappella, in cui il sentimento si stempera in una musicalità dolcemente malinconica, espressione dell’eleganza aristocratica del ‘700.
Nei testi poetici risuonano e rivivono antichi episodi biblici ridando alle parole la loro atmosfera di fascino. In essi fiorisce la parte finale, una “Licenza”, che è invocazione a S. Lucia, luce, onore, splendore, speranza, sostegno, madre, “meraviglioso palladio” del popolo siracusano.
Il Gaetani, a buon diritto, si può annoverare tra i cantori di S. Lucia.
Egli, da vero innamorato della Santa Concittadina, per la vigilia della festa di S. Lucia (12 dicembre), scrisse alcuni testi poetici, secondo l’uso del tempo, come: 1. La Costanza in trionfo (1739),
2. Le nozze di Ruth con Booz (1748), 3. Il sacrificio di Gefte (1749), 4. Il giudizio di Salomone (1750), 5. Mosè bambino (1760), 6. Il vaticinio di Tobia (1759), 7. Il martirio di S. Lucia (1766), 8. L’eccidio di Sisara (1767), 9. La Luce degli occhi (1768), 10. Le selve (1769), 11. Il dì festivo (1783), 12. Betulia liberata (1786); componimenti drammatici – si legge nel frontespizio – «da cantarsi nel Duomo della nobile e fedelissima città di Siracusa nell’annua rimembranza del trionfo della nostra gloriosa concittadina e Patrona»5.
I testi poetici furono musicati da vari Maestri di Cappella del tempo, D. Carmelo Ferrara, D. Pietro Martines, D. Vincenzo Mazzarella.
Il Gaetani conclude i vari componimenti (melodrammi) con una “Licenza” ossia con un messaggio finale o, meglio, con una accorata invocazione alla gloriosa Patrona, in cui egli esprime il suo appassionato amore. Ne Le nozze di Ruth con Booz, che fu cantato in Cattedrale il 12 dicembre 1748, si trovano spunti nella biblica Ruth e s’invoca S. Lucia che con questi versi: Diva, di questo suol/ onor, speme, e sostegno, io trovo è vero/ una immagine tua/ negli eventi di Ruth: Lasciaste entrambe/ quanto potean promettervi d’illustre,/ di vago, e di giocondo/ gli anni, il sangue, la patria, il sesso, il mondo... Questo suol, gran Donna eccelsa,/ fin dagli anni primieri,/ sempre fu de’ tuoi pensieri/ il più tenero pensier./ Conservar sì bel costume,/ Donna eccelsa, or nel tuo core,/ è pietà, clemenza, amore,/ gratitudine e dover6./
Nella “Licenza” del Giudizio di Salomone (per le due donne che contendevano di essere madri di un bambino)7, il Gaetani si rivolge a Santa Lucia indicandola come la vera madre dei siracusani: Amazone sublime,/ LUCE di questo cielo,/speme di questo suol, in Te la vera/ sua madre riconosce,/ questo popol tuo [...] ... (al divin Trono) gridasti allora,/ questo è popolo mio: son io la madre sua: pietà, perdono,/ grazia, Signor.../8.
In questa “Licenza”, riecheggia l’altro componimento, L’eccidio di Sisara, in cui Dèbora, profetessa e liberatrice d’Israele, nel suo cantico considerato «incomparabile, insuperato dalle composizioni degli uomini»9 si autodefinisce madre d’Israele10, dopo la vittoria su Sisara, capo dei cananei.

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