Cesare Gaetani della Torre, nativo di Naro (AG), Siracusano d’elezione, e i suoi inni in onore di S

di Mons.
Pasquale Magnano

Altre pubblicazioni: Atti sinceri di S. Lucia del canonico Giovanni Di Giovanni, volgarizzati dal conte Cesare Gaetani con commentario, Palermo (1758); Dissertazione istorico-critica del Corpo di S. Lucia nella città di Venezia, Palermo 1758; Vita di Giuseppe Veneziano, Siracusa 1766, etc.32 e, tra queste pubblicazioni, molti componimenti poetici in occasione della solennità di S. Lucia e della festa della Madonna dei Poveri. Costituì nel 1735 con alcuni nobili siracusani (Giuseppe Diamanti marchese di Torresena, Ignazio Abela barone di Camelio, barone Antonio Arezzo e barone Giuseppe Montalto), sulle ceneri dell’antica Accademia degli Ebrii, la nuova Accademia degli Aretusei con il motto Plus sitientes33, che ottenne dal Senato di poter impiantare in un primo momento un teatro rimovibile34 nel «locale – scrisse Giuseppe Parlato – destinato oggi ad aula consiliare»35.
Nel marzo del 1740, Cesare Gaetani, nella qualità di “Principe dell’Accademia degli Aretusei”, firmò istanza al Senato perché «si volesse benignare concedere che nel salone senatorio si erigesse detto teatro fisso».
Nella stessa supplica si legge il seguente benevolo accoglimento da parte del Senato: «Die 6 martij 1740. De mandato Ill. mi Senatus huius urbis fidelissimae Syracusarum oretenus fuit provisum quod concedatur facultas costruendi Theatrum fixum de quo agitur in aula dicti Ill.mi Senatus sub reservationibus dicto Ill.mo Senatui benvisis... »36.
Il teatro, fin dall’inizio, fu denominato “Teatro S. Lucia”. Serafino Privitera annotò: «Dei proventi che se ne ritraevano, tanto prima che dopo l’edificazione del teatro stabile, tolte le spese, il resto era destinato a beneficio della Cappella di S. Lucia, e si esigeva dai Deputati, che le impiegavano a far più pomposa la festa»37. Dopo circa 132 anni, nel 1872, si diede inizio alla costruzione del nuovo teatro. Il canonico Antonio Privitera (1824-1887), fratello dello storico Serafino, scrisse nella sua “Cronaca”: «Il giovedì 14 marzo 1872, che fu il giorno natalizio di Vittorio Emanuele, il locale del Monastero dell’Annunziata venne imbandierato: in esso fu formato un gran padiglione, dove vi suonò la banda; e dopo d’essere stato letto un discorso dal Sindaco (conte Alessandro) Statella, vi fu gettata la prima pietra per la costruzione del nuovo Teatro»38.
Dopo circa 138 anni, il 9 gennaio 1878 il teatro “S. Lucia” cessò l’attività all’interno del palazzo comunale e il 12 maggio successivo fu trasferito nei saloni dell’ex ospedale di S. Giovanni di Dio39 dal 28 agosto fino al 4 dicembre 188040.
Nunzio Agnello, dopo 19 anni dall’inizio dei lavori, come se una maledizione sovrastasse su questo nuovo edificio, scrisse: «Dopo la legge del 7 luglio 1866 lo intero fabbricato della Chiesa e del Monastero (dell’Annunziata) fu demolito, ed il locale venne dal Municipio destinato pel nuovo Teatro; e vi fu posta solennemente la prima pietra dal Sindaco il 14 marzo 1872, in occasione del giorno natalizio del re Vittorio Emanuele; ed in seguito si diè principio alla fabbrica del nuovo teatro, tuttora in costruzione, colla pietra di tre chiese già demolite, cioè dell’Annunziata, di S. Andrea apostolo, compresa la Casa teatina, e della parrocchiale di S. Giacomo apostolo: Iddio guardi un tal fabbricato da sinistri accidenti»41.
«Le vicende di questa costruzione, - scrisse successivamente Giuseppe Parlato - furono tali e tante, e gli errori e le colpe, che per circa venticinque anni si ebbero dispendiosi litigi, polemiche violente, ingenti spese: si distruggeva quel che si era costruito ieri; pareva che un avverso fato pesasse su questo edificio diventato un lavoro continuo, senza fine come la tela di Penolope. Dopo tanto tempo, come Iddio volle, si condusse a termine, ed il teatro fu inaugurato nel maggio del 1897»42.
Nel 1764 il Gaetani fece ristampare il Kalendarium Sanctorum fidelissimae Urbis Syracusarum opera et studio D. Michaelis Angeli Mancaruso aggiungendo la Nova Collectio da pagina 41 a pagina 75 e rifece l’Index alphabeticus (pp. 76-80). Si può dire che la seconda edizione del 1764 è per metà opera del Gaetani43.
Nella introduzione Typographus Lectori - Il Tipografo al lettore, si legge che la prima edizione del 1703 era quasi scomparsa: jam perierant exemplaria, vel pauca extabant usu detrita, ac tempore [...] studio comitis Caesaris Caetani, patritii syracusani nunnulla saniori iudicio habebis emendata, et aliqua addita, quae negotium facessunt44.
Lasciò, inoltre non pochi manoscritti e tra questi: Vestigi dell’antica Siracusa illustrati (volume di 162 fogli, oltre l’indice e le immagini), Gli Annali di Siracusa dal 1085 al 1800, in tre volumi, dove appresi della sua nascita narese .
Nel 1768, in seguito alla soppressione dei gesuiti, fu nominato dal viceré Giovanni Fogliani Sforza d’Aragona (1697-1780) direttore delle scuole del collegio, del convitto dei nobili, e custode della ricca biblioteca dei gesuiti che, suo malgrado, per ordine viceregio, fu trasportata poi a Catania.
Nel 2018 ricorre il terzo centenario della nascita di Cesare Gaetani. Di lui lo storico parroco Serafino Privitera (1822-1897) così ne delineò l’eccelsa personalità: «Vero patriota e come delle età pagane, così delle cristiane cercò di far risplendere i fasti, e le glorie di Siracusa. Servì la patria con sommo affetto, chiamato sovente ad occupare le prime cariche della cittadinanza. Caro alla gioventù studiosa, onorato dai grandi, venerato dalla plebe, visse vita intemerata, studiando sempre, fino alla tarda vecchiezza; e lasciando, oltre alle opere pubblicate assai manoscritti»45.
continua/3

Pubblica su Facebook