Caso Scieri, la commissione:  “Alla Gamerra gravi atti di violenza”

«A venti mesi dalla sua prima seduta, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare Emanuele Scieri, ha votato la sua relazione finale”. A dichiararlo la Presidente Sofia Amoddio del PD. “Un lavoro puntale ed approfondito che, con l’acquisizione di quasi seimila pagine di documenti e l’audizione di 45 persone, ha portato la Procura di Pisa a riaprire le indagini sul caso”. “La Commissione ha lavorato con determinazione nella ricerca della verità nella consapevolezza che le responsabilità penali sono individuali con pieno rispetto e considerazione nei confronti delle forze armate”. “Intrecciando gli elementi acquisiti nel 1999 dalla magistratura con nuovi elementi di indagine acquisiti attraverso le audizioni, la Commissione ha fornito nuovi elementi che ha consegnato alla Procura della Repubblica di Pisa.
“La Commissione ha scoperto dettagli sul clima generale che regnava nella caserma Gamerra di Pisa all’epoca dei fatti evidenziato la natura delle pratiche, il tipo di relazioni che venivano a stabilirsi tra anziani e reclute, il ruolo dei caporali e l’atteggiamento e la mentalità dei militari e le risposte date dai comandanti a livello di corpo e di brigata”. “Inoltre – concludere Amoddio – abbiamo accertato che alla Gamerra avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia”.

PIENA DISPONIBILITA’
DA GOVERNO, MINISTRO PINOTTI E VERTICI
MILITARI GAMERRA
“Come evidenziato anche nella iniziale audizione della ministra Pinotti, la Commissione ha cercato di aprire quelle porte che ancora erano rimaste chiuse, trovando nell’amministrazione della Difesa, piena collaborazione e disponibilità”. “Una apertura – dichiara la Presidente Amoddio – evidenziata dalla piena e fattiva disponibilità di tutti gli attuali vertici militari della Caserma Gamerra di Pisa, della Brigata Folgore, dello Stato Maggiore della Difesa a collaborare in maniera costruttiva con la Commissione parlamentare di inchiesta nella ricerca della verità e nell’acquisizione di atti e documenti a tal scopo utili”.
“Il presupposto su cui si fondano le richieste istitutive di una Commissione d’inchiesta é l’insoddisfacente epilogo delle inchieste giudiziarie, chiuse tutte con decreti di archiviazione e l’esigenza di procedere all’accertamento della verità ed all’individuazione degli eventuali responsabili della morte di Emanuele Scieri. Una domanda di giustizia portata avanti con dignità dalla famiglia di Scieri, dal comitato verità e giustizia per Lele che negli anni non si è mai sopita”.

CONSULENZA CINEMATICA SMENTISCE TESI DEL ’99
“Gli elementi oggettivi riscontrati dalla Commissione consentono di escludere categoricamente la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele Scieri , scalando la torretta, tesi che nel ’99 la catena di comando della Folgore suggerirono alla magistratura”. “La Commissione ha accertato, attraverso la consulenza cinematica di tecnici specializzati, che la presenza di una delle scarpe dello Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro sono del tutto incompatibili con caduta dalla scala e mostrano chiaramente che Scieri é stato aggredito prima di salire sulla scaletta”. Lo dichiara Sofia Amoddio, Presidente della Commissione d’inchiesta sulla morte del militare Emanuele Scieri.

ALLA GAMERRA ZONE
PRESIDIATE DA NONNI
E CODICI DI REGOLAMENTO NON SCRITTI
“La zona dove è stato ritrovato il cadavere di Emanuele Scieri non era una zona del tutto isolata, ma era presidiata da anziani che la utilizzavano come spazio di rifugio e di svago”. Così Sofia Amoddio, Presidente della Commissione Scieri. “Si trattava di una zona franca, in parte esente da regole e controlli ed appare molto improbabile che i vertici militari non sapessero cosa accadesse in quell’area”.
La commissione ha fatto emergere le falle e le distorsioni di un sistema disciplinare fuori controllo ed ha rintracciato elementi di responsabilità depositandoli presso la Procura della Repubblica di Pisa. Il quadro delle dinamiche all’interno della Caserma all’epoca della morte di Emanuele Scieri, così come ricostruito dall’inchiesta della Commissione, ha messo in evidenza due aspetti diversi e complementari del problema della disciplina: da un lato una altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo, nettamente in contrasto con i regolamenti militari vigenti, il carattere diffuso e noto di comportamenti trasgressivi; dall’altro l’esistenza di una sorta di disciplina parallela, legata non ai regolamenti formali ma ai concetti di consuetudine e tradizione. Una sorta di regolamento non scritto, che normando la relazione gerarchica fra i militari si trasmetteva in modo informale e definiva codici di comportamento reciproco e libertà d’azione degli allievi”.

CONTRAPPELLO
SUPERFICIALE IMPEDI’
RICERCHE IMMEDIATE
DI SCIERI
“Errori grossolani e responsabilità evidenti riguardano il contrappello della sera del 13 agosto 1999 quando i militari addetti, pur avendo saputo da alcuni commilitoni dello scaglione di Scieri, che Emanuele quella sera era rientrato in caserma, non annotarono le informazioni ricevute nel rapportino della sera e liquidarono l’assenza di Scieri consegnando all’ufficiale di picchetto il rapporto con la dicitura “mancato rientro” anziché “non presente al contrappello”. Così Sofia Amoddio, Presidente della Commissione d’inchiesta sulla morte del militare Scieri. “Con la giusta dicitura si sarebbero potute disporre immediate ricerche all’interno del perimetro della Gamerra, cosa che invece non avvenne”.
“La Commissione non condivide le motivazioni che condussero la Procura a richiedere l’archiviazione per omicidio colposo nei confronti degli addetti al contrappello che omisero di effettuare una qualsivoglia ricerca di Emanuele Scieri”.
LUOGO DEL DELITTO INQUINATO E INDAGINI GROSSOLANE
“Uno degli aspetti più clamorosi della vicenda Scieri riguarda la superficialità di molti aspetti delle indagini. I tabulati con le chiamate pervenute al telefono di Scieri dal 13 al 16 agosto 1999, non vennero mai acquisiti e pertanto, non è possibile riscontrare se il 14 – 15 e 16 agosto 1999, dalla caserma Gamerra furono effettuate ricerche telefoniche al cellulare di Scieri”. “Emergono anche numerose anomalie nell’effettuazione dei rilievi e dei sopralluoghi sulla scena del crimine”. “Dalle audizioni degli stessi carabinieri che effettuarono i rilievi, apprendiamo che intervennero tre nuclei diversi dell’Arma dei Carabinieri e che le operazioni di rilevamento presero avvio in assenza del PM e senza la presenza dei RIS”. “La scena fu modificata con lo spostamento di alcuni tavoli ed armadietti che ostruivano il passaggio, apprendiamo per esempio che il cadavere dello Scieri fu manipolato per estrarre dal marsupio il telefono cellulare del ragazzo e risalire al suo numero di telefono; apprendiamo, dalle foto agli atti, che un carabiniere in divisa e stivali di ordinanza, camminava sui tavoli presenti ai piedi della scala, senza indossare calzari o altre protezioni; apprendiamo che al Carabinieri Pirina fu ordinato dai suoi comandanti presenti sul luogo, di salire sulla scala metallica dalla quale sarebbe precipitato lo Scieri, per scattare delle foto dall’alto”. “Il Pirina, audito in Commissione, ha dichiarato di non aver utilizzato guanti e calzari specifici per effettuare i suoi rilievi. Prima che Pirina salisse sulla scala per effettuare i rilievi fotografici, nessuno accertò con il tipico utilizzo del luminol, se su quella scala fossero presenti impronte digitali di terze persone”. “A quanto pare e senza alcun evidente elemento, la morte di Scieri fece pensare subito a un suicidio”. “L’aspetto piuttosto oscuro della vicenda è sicuramente la presenza di tracce ematiche sui pioli della scala metallica da cui si suppone sia precipitato Emanuele Scieri e per le quali non ci sono rilievi. “Dagli atti di indagine della Procura, in seguito all’esame del DNA di una sola macchia risulta che le tracce ematiche appartenevano al carabiniere Pirina. Come é possibile che, effettundo i rilievi fotografici, si ferì senza accorgersene e poi fotografò quelle stesse macchie di sangue”.

NONNISMO E PRATICHE
DI PREVARICAZIONE
TOLLERATE
DALLE GERARCHIE
“L’approccio della Commissione è andato oltre la categoria del nonnismo, con l’obiettivo di qualificare la disciplina all’interno della Folgore e della caserma Gamerra, nella convinzione che proprio nelle falle e nelle distorsioni di questo sistema disciplinare si potessero rintracciare importanti elementi di responsabilità”. Lo dichiara Sofia Amoddio (Pd), Presidente della Commissione Scieri. “Il lavoro della Commissione è stato esteso e l’elevato numero degli auditi ha permesso un incrocio di dati e di versioni che ha consentito di evidenziare elementi di soggettività, episodi di reticenza e vere e proprie distorsioni dei fatti”.
“È corretto rilevare che i 17 anni trascorsi, hanno agevolato gli approfondimenti della Commissione, atteso che molti degli auditi hanno raccontato la vita militare ed i fatti allora accaduti, senza alcun timore di subire ritorsioni, contrariamente a quanto avvenne all’epoca dei fatti in cui vi era una forte campagna mediatica. Nel 99 l’avvio incrociato delle indagini interne e di quelle della Procura, produssero un diffuso atteggiamento di timore e cautela”. Alcuni auditi hanno mostrato, in sede di esame della Commissione, atteggiamenti di chiara apertura su questioni fondamentali per ricostruire la vita della caserma Gamerra all’epoca dei fatti; altri, invece hanno continuato a negare e ciò evidenzia il permanere di sacche di fortissima reticenza o addirittura di vera e propria omertà nelle versioni di alcuni degli auditi su questioni definitivamente accertate, che lasciano immaginare altre ben più significative omissioni”. “Anche tra i responsabili dei vertici militati la Commissione ha riscontrato diverse percezioni del fenomeno del nonnismo, e della concezione stessa del fenomeno”. “A dispetto di quanto dalle dichiarazioni rese all’epoca ai giornali, infatti, alcune audizioni mettono in evidenza senza ombra di dubbio che anche tra i vertici della brigata c’era chi ben conoscendo le molte e variegate pratiche di prevaricazione in uso, le considerava un fatto non solo connaturato al mondo militare, ma addirittura una prerogativa particolarmente formativa della Folgore».

Pubblica su Facebook