Basta eventi culturali in Ortigia cammuffati da sagre paesane

di Giuseppe Bianca

Sull'onda dell'interessante sviluppo del turismo a Siracusa, si nasconde, più delle volte revival della sagra e della festa popolare si assiste ad una vergognosa proliferazione di eventi che rappresentano un danno per il turismo, per la promozione di presunti spettacolini che si servono della false coperture come il nome altisonante di feste archimedee ed al altre presunte sigle associative per la rinascita della cultura del territorio.
Si tratta di iniziative intraprese spesso da organizzatori senza scrupoli che non hanno alcun scopo se non quello della speculazione del fine politico (ricordiamo che a novembre ci sono le elezioni regionali, a febbraio 2018 le nuove elezioni provinciali a seguire quelle amministrative e politiche). Un ‘affare’ che può contare sulla dabbenaggine di amministratori locali pronti a concedere non solo spazi pubblici ( come patrocinio oppure alle tariffe irrisorie generalmente) non solo ma anche lauti finanziamenti. Va sottolineato con forza che il successo è assicurato in quanto (tutto studiato) i presunti eventi culturali sottoforma di sagre come le altisonanti feste archimedee (che cattivo gusto accoppiarli al nostro sommo cittadino illustre). Usando un slogan pubblicitario: “ti piace vincere facile”, dicevamo queste presunti eventi vengono organizzati in piena estate, non solo, nel centro storico, ma soprattutto in piazza Duomo e nientepopodimeno di sabato dove il flusso di cittadini e turisti è assicurato. Ma quando sono bravi, avevamo bisogno di menti eccelse per avviare il concetto di turismo con tali iniziative depecrabili, l’applauso va solamente a loro che dovrebbero vergognarsi, un’offesa all’intelligenza. Ma forse la piazza è questa?
Ci chiediamo perché queste iniziative solo ed esclusivamente in Ortigia e non riqualificare aree cittadine come piazza Santa Lucia oppure aree antistante come piazza Sgarlata che può contenere oltre cinquemila persone, all’interno del parco Robinson. Ancora qualcuno stenta a capire: Ortigia è il centro storico per eccellenza, un luogo sacrale, ed ogni iniziativa va scongiurata assolutissimamente, va formulata altrove per riqualificare nuove zone.
Il livello qualitativo degli ospiti che riempiono le vie del centro, la passeggiata per le vie di Ortigia, la marina, non è certo dei più raffinati. Ci chiediamo: il nostro è un turismo dozzinale? Che richiama le sagre di paese (un aspetto prettamente localistico), un livello culturale molto basso? Stentiamo a crederci o abbiamo il prosciutto davanti agli occhi? Quale sia la versione noi la rifiutiamo apriori, perché crediamo in altri e alti valori.
Piazza Duomo (luogo sacrale che non dovrebbe essere contaminato neanche per la fine dell’anno) a Taormina, Rimini, Roma, Venezia, Firenze, per citare le città per antonomasia votate ad un certo tipo di turismo culturale, i loro centri storici sono intoccabili.
Da noi è ancora indecifrabile il passaggio dal turismo di èlite a quello di massa, Siracusa è agli albori per essere un luogo di riferimento nel panorama turistico nel Mediterraneo. Pertanto, in pochi decenni è iniziata a svilupparsi l’aspirazione a far parte del mondo turistico. Ma Siracusa è preparata a questo cambiamento e/o implementazione di economia in parallelo con quella industriale?
Siracusa vuole scommettersi con questa nuova economia, senza dubbio, e per farlo occorre cambiare mentalità. Bisogna sforzarsi a trovare nuove strade per incoraggiare la imprenditoria a nuove forme di sviluppo turistico attrattive.
L’amministrazione, nonostante gli sforzi del sindaco, con i servizi di trasporto, gli enti museali con orari flessibili, il decoro e la pulizia della città sono pressocchè latenti o meglio inesistenti, monumenti deturpati da erbacce. E allora occorre trarre beneficio dalle altre località turistiche bene organizzate e clonarle sul fabbisogno territoriale, non occorre essere luminari, occorre alzare l’asticella dell’ingegno e applicare la qualità, e se non bastasse, aggiungere ancora qualità. Forse tutto questo per la nostra collettività è molto lontano, bisogna crescere ed in fretta, perché l’economia del turismo non aspetta, il movimento è repentino se non si riesce a cogliere i segnali di cambiamento è come il treno della fortuna passa una sola volta.

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